MILANO E L’ACQUA: il territorio e le sue trasformazioni fino dopo XVI secolo

Porta Nuova, insieme a Porta Comasina, Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese e Porta Vercellina, era una delle sei porte principali di Milano.

Ubicata all’interno dei Bastioni, era posta a nord della città e si apriva lungo la strada per la Brianza.

La Porta originale risale al XVI secolo e fu costruita sotto la dominazione Spagnola; fu poi demolita in epoca napoleonica per conferirle una funzione daziaria e ornamentale.

Porta Nuova, Milano.
Piazzale Principessa Clotilde, Porta Nuova, Milano.

La porta presente oggi in piazzale Principessa Clotilde, nella stessa collocazione della precedente porta spagnola, venne costruita tra il 1810 e il 1813 su progetto dell’architetto Giuseppe Zanoia.

Porta Nuova, data la presenza del Tombone di San Marco, era fondamentale per il commercio fluviale della città: l’intero quartiere viveva grazie alle attività mercantili. A ridosso del porto erano presenti numerosi edifici di scambio e stoccaggio delle merci. Poco al di fuori, tra le vie del quartiere si sparpagliavano innumerevoli botteghe artigiane, fiorenti grazie alla vicinanza al Bacino. Per agevolare lo sviluppo commerciale del quartiere si avviò un processo di riqualificazione strutturale: i cortili e i pian terreni furono adibiti a negozi e botteghe, dando una nuova configurazione agli edifici esistenti.

Il Tombone di San Marco prima che venisse coperto, e oggi.
Il Tombone di San Marco prima che venisse coperto, e oggi.

Nel corso del Seicento Milano divenne la città con il porto fluviale più grande d’Europa; l’utilizzo dei canali si protrasse fino ai primi decenni del Novecento, quando il 3 marzo 1928 il Ministero dei Lavori Pubblici concesse il permesso di copertura della “fossa interna”, ossia del tratto di naviglio da Piazza San Marco fino a Porta Genova. La decisione fu necessaria non solo per motivi di viabilità, dato l’avvento delle automobili, ma anche per necessità igieniche, dato che gli edifici adiacenti ai canali scaricavano abusivamente nei corsi d’acqua anziché nella reta fognaria.

In particolare il naviglio e il Tombone di San Marco rimasero aperti sino al 1930 circa, per poi diventare le odierne Via e Piazza San Marco.

Con la chiusura dei Navigli il quartiere di Porta Nuova cambiò volto e da zona industriale si trasformò in luogo di cultura.

In particolare Brera, già nato con una specializzazione culturale, data la fondazione dell’Accademia nel 1776 ad opera di Maria Teresa d’Austria, divenne col tempo un quartiere bohémien per eccellenza, sede della più vivida espressività artistica della città.

Col tempo però l’arte dovette cedere il posto alla progressiva costruzione della città pubblica borghese, in particolare, lungo l’asse Solferino – Statuto: l’Università Bocconi fu demolita per ampliare gli uffici comunali, il Corriere della Sera costruì una nuova sede e furono create residenze per ceti medio–alti.

Questa fu la scintilla da cui partì il processo di gentrificazione che si estese in tutto il quartiere fino ai giorni d’oggi, interessando di volta in volta una zona nuova: ultima l’area di Garibaldi.

Inizialmente nata come secondo principale snodo ferroviario della città, nel tempo ha interpretato diversi ruoli: da polo industriale, a polo artistico e infine a polo dirigenziale, grazie al progetto Porta Nuova.

Porta Garibaldi oggi e sullo sfondo i palazzi di Piazza Gae Aulenti: l'attuale zona di Porta Nuova.
Porta Garibaldi oggi e sullo sfondo i palazzi di Piazza Gae Aulenti: l’attuale zona di Porta Nuova.
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