PROGETTO PORTA NUOVA: il ruolo dei privati e delle istituzioni

Sin dalla seconda metà del XX secolo le istituzioni pubbliche cercarono in più riprese di riconvertire lo spacco nella zona di Porta Nuova dovuto allo spostamento della Stazione Centrale.

Locandina che promuoveva il progetto "Nove Parchi per Milano".
Locandina che promuoveva il progetto “Nove Parchi per Milano”.

Tra i più recenti ricordiamo il progetto del 1994 “Nove parchi per Milano” di Pierluigi Nicolin, che tentò di riqualificare la zona proponendo la costruzione di complessi di uffici, residenze e centri commerciali intorno ad un parco pubblico, ma con scarso successo.

Nel 2001, visti gli insuccessi, intervenne il Governo chiedendo a Nicolin di presentare un masterplan per l’area, rinominata “Città della Moda”, che riprendeva le componenti della precedente pianificazione.

Anche questa volta, non ci fu storia. La scarsità di risorse economiche bloccò nuovamente il progetto.

La svolta si ebbe nel 2005 con l’elezione di Letizia Moratti come Sindaco di Milano, la quale era fortemente convinta nello sviluppo della zona di Porta Nuova, a tal punto da andare contro gli stessi cittadini: il Primo Cittadino muovendosi su due fronti ordinò da una parte lo sgombero della Stecca degli Artisti e dall’altra concesse l’ingresso nel progetto a finanziatori privati.

Il gruppo texano Hines, con Manfredi Catella come rappresentante della sezione italiana, si interessò subito al progetto rilevando parte della proprietà pubblica e facendo partire la prima fase dei lavori.

Rappresentazione digitale di ciò che saranno i "Giardini di Porta Nuova".
Rappresentazione digitale di ciò che saranno i “Giardini di Porta Nuova”.

Negli anni successivi la Hines, con la collaborazione di Ligresti (membro C.d.A. UniCredit), riuscì ad acquisire i tre quarti dell’area interessata dal progetto, completando i “Giardini di Porta Nuova”.

Il ruolo della Hines è stato indispensabile ai fini della realizzazione dell’opera, infatti senza la collaborazione di enti privati le istituzioni pubbliche non sarebbero mai riuscite a lanciare il progetto.

Ma dal punto di vista sociale l’amministrazione pubblica ha svolto un compito fondamentale, mediando tra gli abitanti delle zone interessate e la volontà di avvicinare Milano alle altre città europee.

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PORTA NUOVA: lo sviluppo economico-imprenditoriale

In passato il tessuto urbano della città era molto diverso. La Stazione Centrale sorgeva in Piazza della Repubblica e i treni attraversavano Porta Nuova rendendola unita e animata.

La vecchia Stazione Centrale di Milano situata in Piazza della Repubblica.
La vecchia Stazione Centrale di Milano situata in Piazza della Repubblica.

Quando fu spostata in Piazza Duca d’Aosta e fu costruita la stazione di Garibaldi, vasti spazi rimasero scoperti e abbandonati.

Il Progetto Porta Nuova, approvato nel 2004, vuole ricucire lo strappo lasciato dallo spostamento della Stazione Centrale, ridisegnandolo in edifici istituzionali, commerciali, culturali e residenziali.

I lavori di edificazione, iniziati nel 2005 che si dovrebbero concludere a fine 2014, conferiranno un nuovo skyline alla città, che potrà vantare il grattacielo più alto d’Italia.

Il piano, realizzato con la collaborazione di importanti studi di architettura come Pelli Architects, Kohn Pedersen Fox Associated e Boeri Studio, include la costruzione di diversi edifici di stile contemporaneo, tra cui: Torre Diamante, Piramide o Zigghurat e Bosco Verticale. Quest ultimo è stato recentemente insignito del premio “International Highrise Award” tra 800 grattacieli di tutti i continenti, promosso dal Museo di Architettura di Francoforte che ogni due anni premia l’edificio alto più bello e innovativo del mondo.

Quello che sarà il nuovo skyline di Milano una volta terminati i cantieri.
Quello che sarà il nuovo skyline di Milano una volta terminati i cantieri.

Il progetto, oltre ad avere avuto una forte risonanza a livello ingegneristico, senza dubbio ha portato a importanti effetti economici: a partire dagli innumerevoli posti di lavoro offerti, ai fondi impiegati, e per finire alle possibilità di sviluppo futuro.

Il Progetto Porta Nuova è stato pianificato anche in vista di EXPO 2015 e dell’afflusso di persone che da tutto il mondo verranno a visitare Milano, cercando di attirare possibili acquirenti, in modo da risollevare un mercato immobiliare da qualche anno in crisi.

Quindi Milano, e specialmente Porta Nuova, con l’EXPO si apprestano ad entrare in un nuovo ordine di idee: si preparano ad ospitare il mondo.

MILANO E L’ACQUA: il territorio e le sue trasformazioni fino dopo XVI secolo

Porta Nuova, insieme a Porta Comasina, Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese e Porta Vercellina, era una delle sei porte principali di Milano.

Ubicata all’interno dei Bastioni, era posta a nord della città e si apriva lungo la strada per la Brianza.

La Porta originale risale al XVI secolo e fu costruita sotto la dominazione Spagnola; fu poi demolita in epoca napoleonica per conferirle una funzione daziaria e ornamentale.

Porta Nuova, Milano.
Piazzale Principessa Clotilde, Porta Nuova, Milano.

La porta presente oggi in piazzale Principessa Clotilde, nella stessa collocazione della precedente porta spagnola, venne costruita tra il 1810 e il 1813 su progetto dell’architetto Giuseppe Zanoia.

Porta Nuova, data la presenza del Tombone di San Marco, era fondamentale per il commercio fluviale della città: l’intero quartiere viveva grazie alle attività mercantili. A ridosso del porto erano presenti numerosi edifici di scambio e stoccaggio delle merci. Poco al di fuori, tra le vie del quartiere si sparpagliavano innumerevoli botteghe artigiane, fiorenti grazie alla vicinanza al Bacino. Per agevolare lo sviluppo commerciale del quartiere si avviò un processo di riqualificazione strutturale: i cortili e i pian terreni furono adibiti a negozi e botteghe, dando una nuova configurazione agli edifici esistenti.

Il Tombone di San Marco prima che venisse coperto, e oggi.
Il Tombone di San Marco prima che venisse coperto, e oggi.

Nel corso del Seicento Milano divenne la città con il porto fluviale più grande d’Europa; l’utilizzo dei canali si protrasse fino ai primi decenni del Novecento, quando il 3 marzo 1928 il Ministero dei Lavori Pubblici concesse il permesso di copertura della “fossa interna”, ossia del tratto di naviglio da Piazza San Marco fino a Porta Genova. La decisione fu necessaria non solo per motivi di viabilità, dato l’avvento delle automobili, ma anche per necessità igieniche, dato che gli edifici adiacenti ai canali scaricavano abusivamente nei corsi d’acqua anziché nella reta fognaria.

In particolare il naviglio e il Tombone di San Marco rimasero aperti sino al 1930 circa, per poi diventare le odierne Via e Piazza San Marco.

Con la chiusura dei Navigli il quartiere di Porta Nuova cambiò volto e da zona industriale si trasformò in luogo di cultura.

In particolare Brera, già nato con una specializzazione culturale, data la fondazione dell’Accademia nel 1776 ad opera di Maria Teresa d’Austria, divenne col tempo un quartiere bohémien per eccellenza, sede della più vivida espressività artistica della città.

Col tempo però l’arte dovette cedere il posto alla progressiva costruzione della città pubblica borghese, in particolare, lungo l’asse Solferino – Statuto: l’Università Bocconi fu demolita per ampliare gli uffici comunali, il Corriere della Sera costruì una nuova sede e furono create residenze per ceti medio–alti.

Questa fu la scintilla da cui partì il processo di gentrificazione che si estese in tutto il quartiere fino ai giorni d’oggi, interessando di volta in volta una zona nuova: ultima l’area di Garibaldi.

Inizialmente nata come secondo principale snodo ferroviario della città, nel tempo ha interpretato diversi ruoli: da polo industriale, a polo artistico e infine a polo dirigenziale, grazie al progetto Porta Nuova.

Porta Garibaldi oggi e sullo sfondo i palazzi di Piazza Gae Aulenti: l'attuale zona di Porta Nuova.
Porta Garibaldi oggi e sullo sfondo i palazzi di Piazza Gae Aulenti: l’attuale zona di Porta Nuova.

MILANO E L’ACQUA: il territorio e le sue trasformazioni fino al XVI secolo

Milano e l’acqua, un insolito binomio, ma la storia racconta che lo sviluppo della città è dipeso, dalle sue origini fino ai primi decenni del Novecento, da questa accoppiata vincente.

Le vie d’acqua furono per secoli una forza trainante per l’evoluzione della cittadina, sia come fonte d’irrigazione per i campi e soprattutto come via per il commercio.

Ricoprirono un ruolo a dir poco indispensabile, che si può evincere dalla politica di migliorie che portarono avanti i sovrani che si susseguirono alla reggenza della città.

I primi a percepire l’importanza dello sviluppo della rete fluviale furono gli arcivescovi, che al tempo godevano sia del potere spirituale che temporale: nel 1152, grazie alla collaborazione dell’architetto Guglielmo da Guintellino, fecero realizzare il Naviglio Grande.

Il Naviglio Grande immortalato negli anni 1960.
Il Naviglio Grande immortalato negli anni 1960.

Nei secoli furono innumerevoli le opere di miglioria: come i lavori per rendere completamente navigabile il Naviglio Grande, o le opere volute da Franscesco Sfroza per collegare le acque della Martesana (che traevano origine dall’Adda) con il Tombone di San Marco.

Disegni di Leonardi Da Vinci della conca in via San Marco.
Disegni di Leonardi Da Vinci della conca in via San Marco.

Senza dubbio il miglioramento determinante derivò dalla convocazione di Leonardo Da Vinci da parte di Ludovico il Moro, il quale studiò un sistema che permettesse di superare il dislivello, pari a 10 mt circa, tra la parte alta della città (Via San Marco) e quella bassa (la Darsena, il porto fluviale di Milano).

La complessa rete che andò via via formandosi prese il nome di Cerchia dei Navigli: furono costruiti 90 chilometri di canali navigabili, un primato che nessun’altra città riuscì mai a raggiungere.

La Cerchia dei Navigli rappresentata per la prima volta in mappa nel 1722 per ordine dell'Imperatore Carlo VI.
La Cerchia dei Navigli rappresentata per la prima volta in mappa nel 1722 per ordine dell’Imperatore Carlo VI.

Grazie al commercio fluviale e ad un’economia fiorente, Milano si ingrandì sempre di più, a tal punto che la città fu suddivisa in sestieri: essi avevano come punto centrale le porte del Broletto (l’odierna Piazza Mercanti), si aprivano in raggiere e prendevano il nome in base alla porta presente lungo le mura.