GARIBALDI FU FERITO

Eccoci di nuovo qua 🙂

Corso Garibaldi, quasi deserto di mattina.
Corso Garibaldi, quasi deserto di mattina.

Finito con Brera, abbiamo continuato il nostro cammino verso Piazza Gae Aulenti, passando per Corso Garibaldi.
Conoscerete tutti la canzone che faceva “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba” (il resto lo sapete… e non negate di averla canticchiata in testa mentre leggevate): questa frase, secondo noi, descrive bene la situazione diurna di Corso Garibaldi.

La strada, infatti, ci ha lasciati un po’ perplessi questa mattina: il Corso è quasi deserto, popolato principalmente da signori anziani con badanti e mamme che fanno compere.

La maggior parte della gente lungo il Corso sono anziani.
La maggior parte della gente lungo il Corso sono anziani.

La situazione cambia verso il tratto finale della via, appena prima di Corso Como: il numero di persone aumenta e l’età media si abbassa grazie alla presenza occasionale di giovani (ma probabilmente perché questo tratto è una zona di passaggio – c’è la fermata Moscova della M2 e si trova a ridosso di un grande incrocio).

Nell'ultimo tratto di Corso Garibaldi si trovano più ragazzi.
Nell’ultimo tratto di Corso Garibaldi si trovano più ragazzi.

Detto questo, in Corso Garibaldi si notano soprattutto osterie e negozi storici indipendenti e di nicchia, in contrapposizione ai frequenti ristoranti eleganti e ai negozi mainstream.

Dal punto di vista architettonico il paesaggio è molto variegato, con segni di periodi storici differenti e adattamento sociale. Più ci si avvicina a Corso Como, infatti, più i palazzi ottocenteschi lasciano spazio a edifici del dopoguerra e iniziano a fare capolino palazzi di vetro.

Diversi stili architettonici di Corso Garibaldi.
Diversi stili architettonici di Corso Garibaldi.

A questo punto, abbiamo deciso di posticipare l’osservazione di Corso Como e Piazza Gae Aulenti, e ci siamo spostati verso le strade secondarie che sboccano su Corso Garibaldi.
Facendo una svolta di qua e un’altra di là, ci siamo ritrovati ai Bastioni di Porta Volta.

Un negozietto e un parco in una via secondaria che incrocia Corso Garibaldi.
Un negozietto e un parco in una via secondaria che incrocia Corso Garibaldi.

Ciò che abbiamo notato è che una volta abbandonata la via principale, adornata di negozi costosi e all’ultimo grido, ci si ritrova in strade silenziose tempestate di negozietti trascurati e indipendenti che danno l’impressione di essere stati catapultati in un paesino di periferia o di provincia. Una realtà inaspettata!

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E LA LUNA BUSSÒ ALLE PORTE DI BRERA

Ciao 🙂

È giunta mezzanotte, si spengono i rumori, si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè… così cantava Modugno nel lontano 1955, e sicuramente non parlava della zona di Brera!

Brera by night.
Brera by night.

Come l’altro giorno, abbiamo passeggiato per il quartiere, ma questa volta intorno alle 19, notando che la situazione notturna non è poi tanto diversa da quella diurna: le strade sono mediamente frequentate da una popolazione varia – giovani e adulti percorrono le vie ciottolate ma anche quelle principali, altri si gustano un buon aperitivo nei barettini o nei ristorantini che abbondano nell’area. Piazza San Marco è una delizia alla vista: illuminata da vecchie insegne e abitata dai tavolini di un ristorante, costeggiata da una piccola stradina che nonostante le dimensioni è molto trafficata.

Camminando, salta all’occhio la presenza di venditori ambulanti – uno con insistenza ci ha quasi regalato una rosa! Durante il giorno era molto più raro incontrarli.

imagePer concludere, crediamo che il quartiere di Brera sia molto legato e influenzato dal passato. Allo stesso tempo è una zona giovane molto hipster, una boccata d’aria fresca! Il processo di gentrificazione è abbastanza visibile, sia per quanto riguarda la trasformazione architettonica (un caso clamoroso è via ___, che da un lato ha palazzi del XVI secolo, mentre dall’altro è costeggiato da abitazioni vetrate del XX secolo), ma anche dal punto di vista dei prezzi (un caffè costa 3 euro in alcuni bar!) e la differenza giorno/notte non è poi così marcata.

UNA PASSEGGIATA A BRERA

Ciao a tutti!
Oggi abbiamo fatto la nostra prima osservazione esplorando le vie della zona di Brera.

Piccolo Teatro
Il Piccolo Teatro.

Siamo partiti verso le 10 di mattina dalla fermata di Lanza e abbiamo subito iniziato a guardarci intorno: il Piccolo Teatro Strehler si ergeva imponente davanti ai nostri occhi, precedendo via Foro Bonaparte, trafficata da tram e automobili – da subito è evidente la convivenza di diversi modelli architettonici e tecnologici e la volontà milanese di modernizzarsi mantenendo le proprie tradizioni.

Scorcio di una via di Brera.
Scorcio di una via di Brera.

Abbiamo proseguito in direzione Accademia delle Belle Arti, e ciò che ci è saltato agli occhi percorrendo le vie ciottolate sono stati tutti i negozietti che le affiancavano: diversi bar frequentati da studenti ma anche da adulti e una serie di boutique che spaziavano da negozi di alimentari un po’ trasandati (che avevano l’aria di trovarsi lì da decenni), a vetrine adornate da vestiti e accessori di brand sconosciuti e indipendenti, a negozi stile mercatino dove i prodotti clue erano cianfrusaglie (braccialetti, collane, orecchini, prodotti artigianali e così via).

Il tutto era contornato da un’atmosfera molto particolare: sembrava di essere in un paesino di provincia, o addirittura in alcuni tratti a Parigi – o per lo meno la mia idea di Parigi dato che non ci sono mai stato 😛

PROGETTO PORTA NUOVA: il ruolo dei privati e delle istituzioni

Sin dalla seconda metà del XX secolo le istituzioni pubbliche cercarono in più riprese di riconvertire lo spacco nella zona di Porta Nuova dovuto allo spostamento della Stazione Centrale.

Locandina che promuoveva il progetto "Nove Parchi per Milano".
Locandina che promuoveva il progetto “Nove Parchi per Milano”.

Tra i più recenti ricordiamo il progetto del 1994 “Nove parchi per Milano” di Pierluigi Nicolin, che tentò di riqualificare la zona proponendo la costruzione di complessi di uffici, residenze e centri commerciali intorno ad un parco pubblico, ma con scarso successo.

Nel 2001, visti gli insuccessi, intervenne il Governo chiedendo a Nicolin di presentare un masterplan per l’area, rinominata “Città della Moda”, che riprendeva le componenti della precedente pianificazione.

Anche questa volta, non ci fu storia. La scarsità di risorse economiche bloccò nuovamente il progetto.

La svolta si ebbe nel 2005 con l’elezione di Letizia Moratti come Sindaco di Milano, la quale era fortemente convinta nello sviluppo della zona di Porta Nuova, a tal punto da andare contro gli stessi cittadini: il Primo Cittadino muovendosi su due fronti ordinò da una parte lo sgombero della Stecca degli Artisti e dall’altra concesse l’ingresso nel progetto a finanziatori privati.

Il gruppo texano Hines, con Manfredi Catella come rappresentante della sezione italiana, si interessò subito al progetto rilevando parte della proprietà pubblica e facendo partire la prima fase dei lavori.

Rappresentazione digitale di ciò che saranno i "Giardini di Porta Nuova".
Rappresentazione digitale di ciò che saranno i “Giardini di Porta Nuova”.

Negli anni successivi la Hines, con la collaborazione di Ligresti (membro C.d.A. UniCredit), riuscì ad acquisire i tre quarti dell’area interessata dal progetto, completando i “Giardini di Porta Nuova”.

Il ruolo della Hines è stato indispensabile ai fini della realizzazione dell’opera, infatti senza la collaborazione di enti privati le istituzioni pubbliche non sarebbero mai riuscite a lanciare il progetto.

Ma dal punto di vista sociale l’amministrazione pubblica ha svolto un compito fondamentale, mediando tra gli abitanti delle zone interessate e la volontà di avvicinare Milano alle altre città europee.

PORTA NUOVA: lo sviluppo economico-imprenditoriale

In passato il tessuto urbano della città era molto diverso. La Stazione Centrale sorgeva in Piazza della Repubblica e i treni attraversavano Porta Nuova rendendola unita e animata.

La vecchia Stazione Centrale di Milano situata in Piazza della Repubblica.
La vecchia Stazione Centrale di Milano situata in Piazza della Repubblica.

Quando fu spostata in Piazza Duca d’Aosta e fu costruita la stazione di Garibaldi, vasti spazi rimasero scoperti e abbandonati.

Il Progetto Porta Nuova, approvato nel 2004, vuole ricucire lo strappo lasciato dallo spostamento della Stazione Centrale, ridisegnandolo in edifici istituzionali, commerciali, culturali e residenziali.

I lavori di edificazione, iniziati nel 2005 che si dovrebbero concludere a fine 2014, conferiranno un nuovo skyline alla città, che potrà vantare il grattacielo più alto d’Italia.

Il piano, realizzato con la collaborazione di importanti studi di architettura come Pelli Architects, Kohn Pedersen Fox Associated e Boeri Studio, include la costruzione di diversi edifici di stile contemporaneo, tra cui: Torre Diamante, Piramide o Zigghurat e Bosco Verticale. Quest ultimo è stato recentemente insignito del premio “International Highrise Award” tra 800 grattacieli di tutti i continenti, promosso dal Museo di Architettura di Francoforte che ogni due anni premia l’edificio alto più bello e innovativo del mondo.

Quello che sarà il nuovo skyline di Milano una volta terminati i cantieri.
Quello che sarà il nuovo skyline di Milano una volta terminati i cantieri.

Il progetto, oltre ad avere avuto una forte risonanza a livello ingegneristico, senza dubbio ha portato a importanti effetti economici: a partire dagli innumerevoli posti di lavoro offerti, ai fondi impiegati, e per finire alle possibilità di sviluppo futuro.

Il Progetto Porta Nuova è stato pianificato anche in vista di EXPO 2015 e dell’afflusso di persone che da tutto il mondo verranno a visitare Milano, cercando di attirare possibili acquirenti, in modo da risollevare un mercato immobiliare da qualche anno in crisi.

Quindi Milano, e specialmente Porta Nuova, con l’EXPO si apprestano ad entrare in un nuovo ordine di idee: si preparano ad ospitare il mondo.

MILANO E L’ACQUA: il territorio e le sue trasformazioni fino dopo XVI secolo

Porta Nuova, insieme a Porta Comasina, Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese e Porta Vercellina, era una delle sei porte principali di Milano.

Ubicata all’interno dei Bastioni, era posta a nord della città e si apriva lungo la strada per la Brianza.

La Porta originale risale al XVI secolo e fu costruita sotto la dominazione Spagnola; fu poi demolita in epoca napoleonica per conferirle una funzione daziaria e ornamentale.

Porta Nuova, Milano.
Piazzale Principessa Clotilde, Porta Nuova, Milano.

La porta presente oggi in piazzale Principessa Clotilde, nella stessa collocazione della precedente porta spagnola, venne costruita tra il 1810 e il 1813 su progetto dell’architetto Giuseppe Zanoia.

Porta Nuova, data la presenza del Tombone di San Marco, era fondamentale per il commercio fluviale della città: l’intero quartiere viveva grazie alle attività mercantili. A ridosso del porto erano presenti numerosi edifici di scambio e stoccaggio delle merci. Poco al di fuori, tra le vie del quartiere si sparpagliavano innumerevoli botteghe artigiane, fiorenti grazie alla vicinanza al Bacino. Per agevolare lo sviluppo commerciale del quartiere si avviò un processo di riqualificazione strutturale: i cortili e i pian terreni furono adibiti a negozi e botteghe, dando una nuova configurazione agli edifici esistenti.

Il Tombone di San Marco prima che venisse coperto, e oggi.
Il Tombone di San Marco prima che venisse coperto, e oggi.

Nel corso del Seicento Milano divenne la città con il porto fluviale più grande d’Europa; l’utilizzo dei canali si protrasse fino ai primi decenni del Novecento, quando il 3 marzo 1928 il Ministero dei Lavori Pubblici concesse il permesso di copertura della “fossa interna”, ossia del tratto di naviglio da Piazza San Marco fino a Porta Genova. La decisione fu necessaria non solo per motivi di viabilità, dato l’avvento delle automobili, ma anche per necessità igieniche, dato che gli edifici adiacenti ai canali scaricavano abusivamente nei corsi d’acqua anziché nella reta fognaria.

In particolare il naviglio e il Tombone di San Marco rimasero aperti sino al 1930 circa, per poi diventare le odierne Via e Piazza San Marco.

Con la chiusura dei Navigli il quartiere di Porta Nuova cambiò volto e da zona industriale si trasformò in luogo di cultura.

In particolare Brera, già nato con una specializzazione culturale, data la fondazione dell’Accademia nel 1776 ad opera di Maria Teresa d’Austria, divenne col tempo un quartiere bohémien per eccellenza, sede della più vivida espressività artistica della città.

Col tempo però l’arte dovette cedere il posto alla progressiva costruzione della città pubblica borghese, in particolare, lungo l’asse Solferino – Statuto: l’Università Bocconi fu demolita per ampliare gli uffici comunali, il Corriere della Sera costruì una nuova sede e furono create residenze per ceti medio–alti.

Questa fu la scintilla da cui partì il processo di gentrificazione che si estese in tutto il quartiere fino ai giorni d’oggi, interessando di volta in volta una zona nuova: ultima l’area di Garibaldi.

Inizialmente nata come secondo principale snodo ferroviario della città, nel tempo ha interpretato diversi ruoli: da polo industriale, a polo artistico e infine a polo dirigenziale, grazie al progetto Porta Nuova.

Porta Garibaldi oggi e sullo sfondo i palazzi di Piazza Gae Aulenti: l'attuale zona di Porta Nuova.
Porta Garibaldi oggi e sullo sfondo i palazzi di Piazza Gae Aulenti: l’attuale zona di Porta Nuova.

PASSEGGIANO PER LE VIE DI PORTA NUOVA…

In questa sezione del blog pubblicheremo testimonianze sulla vita di Porta Nuova.

Io (Matteo), Valentina e Margherita, muniti di fotocamera e taccuino, ci aggireremo per i quartieri di Porta Nuova – Brera, Corso Garibaldi, Corso Como e Piazza Gae Aulenti, e annoteremo tutto ciò che più ci colpisce ed ogni segno della gentrificazione avvenuta nella zona.

Il nostro studio vuole comparare anche la vita diurna e quella notturna, per capire meglio quale sia l’anima di Porta Nuova, area che via via sta evolvendo ed elevando il suo ruolo, “cristallizzandosi” a rappresentare la modernità.

Abbiamo incentrato le osservazioni sulle vie principali, quelle più conosciute e frequentate, proprio perché è lì che secondo noi l’effetto della gentrificazione è più visibile. Anche se, qualche vietta nascosta l’abbiamo esplorata, scoprendo delle piacevoli sorprese.

Passeggiate lungo queste vie e siate testimoni della nuova Milano con noi!